Conosci la Chiesa di San Sebastiano del Monte dei Morti detta anche “dei Morticelli”, nel centro storico di Salerno?
È pubblica, sconsacrata e in disuso da oltre trent’anni e con te vorremmo provare a riaprirla per sperimentare insieme il riuso adattivo di questo spazio in un processo creativo di collaborazione, rispondendo cioè alla domanda: cosa può diventare?
Lo faremo collaborando alla formazione di un living lab, ovvero un laboratorio urbano che grazie a cittadini, associazioni, artisti, università e licei, professionisti e amministrazioni sarà in grado di identificare una funzione collettiva con cui la comunità sarà capace di amare e gestire questo Bene storico Comune, insieme.
Il progetto prende il nome di SSMOLL /San Sebastiano Monte dei morti Living Lab/ ed è attivo da Marzo 2018.

Da Marzo 2018, abbiamo espresso al Comune di Salerno la volontà di poter collaborare per individuare sul territorio luoghi in disuso in cui applicare un processo di ricerca di riuso adattivo collaborativo.
La scelta è ricaduta sulla Chiesa di San Sebastiano del Monte dei Morti, nota anche come Chiesa dei Morticelli, sita in Largo Plebiscito, inaugurata nel 1530 d.C. e in disuso da oltre trent’anni.
L’accordo quadro tra la il Comune e il DiARC, dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli, ha suggellato la volontà di sperimentare un Creative Living Lab nella Chiesa così coinvolta in un’operazione di rigenerazione urbana più ampia, capace di trasformare, con la collaborazione dei cittadini coinvolti, enti, associazioni e professionisti, un pezzo di città in laboratorio vivente creativo.
Il responsabile scientifico dell’operazione, la prof.ssa arch. Maria Cerreta, con la collaborazione delle professioniste esperte del settore della rigenerazione urbana prof.ssa arch. Paola Scala, arch. Maria Luna Nobile, prof.ssa arch. Maria Federica Palestino, guida il processo di riuso volto alla rivitalizzazione degli spazi intesi come luoghi fisici e luoghi di comunità che prende così il nome di SSMOLL, San Sebastiano del Monte dei morti Living Lab.

 

Centro greco-romano, tra mare e montagne, Salerno si caratterizza fortemente per il successivo impianto longobardo che ha scucito e ricucito il centro storico in slarghi luminosi e bui labirinti.
Cresciuta esponenzialmente nelle sue periferie dopo gli anni ‘50, Salerno si è adattata alla dimensione di città capoluogo di provincia, si è volta alle dinamiche turistiche contemporanee più rappresentative fatte di scenari urbani super-moderni, evidenziando nel tempo la frattura di una città che in modo scomposto segue l’una e l’altra sua faccia come contraddizioni mai digerite e assimilate, figlie di una trasformazione netta e repentina che ha lasciato dietro di sé un mare di inconsapevolezza e spazi ridotti, una crescita fortemente urbana, e così poco comunitaria e identitaria.
Simbolo di un’identità dimenticata, il quartiere Plaium Montis si distende nella parte alta della città, lontano dagli attrattori economici e generalmente turistici, conservando in sè tutta la veracità di un popolo di pescatori e agricoltori. Si trovano in esso i palazzi più antichi, i giardini pensili, chiese storiche, scale, vicoli e persone troppo spesso dimenticati, ad un passo dai muri ridipinti e dalle luci della città.
La Chiesa dei “Morticelli” si trova proprio su di una linea invisibile che divide e contrappone i due pezzi di centro storico, con la possibilità di divenire catalizzatore culturale capace di attrarre i flussi noti “ai mercanti” e indirizzarli lì dove nuove attività economiche e sociali possono ancora essere sperimentate. 

La chiesa di San Sebastiano del Monte dei Morti, si trova a Salerno, in Largo Plebiscito, nel centro storico, all’interno delle antiche mura che lì si aprivano nella Porta Rotese.
Questa chiesa era in origine dedicata ai Santi Martiri Sebastiano, Cosma e Damiano, e le notizie più antiche che la riguardano risalgono al 994, quando la presenza della chiesa veniva citata e individuata lungo il torrente Rafastia, oggi conosciuto con il nome di Cernicchiara.
Un’ipotesi molto suggestiva è quella del Monsignor Arturo Carucci, secondo cui la chiesa avrebbe le fattezze di un Battistero paleocristiano, evidenziando alcune analogie impressionanti con il santuario del Gianicolo a Roma e con il Battistero di Sala Consilina datato al V secolo. Queste considerazioni affascinanti, mettono in luce alcuni dettagli della chiesa che evidenzierebbero proprio la sua funzione di luogo dove venivano battezzati i neofiti; tra queste, un vano sottostante la chiesa, profondo circa 2 metri che in seguito verrà adibito poi a sepoltura.
Ad ogni modo, le prime notizie certe riguardanti la chiesa si hanno dal 1530 d.C., anno in cui la struttura veniva edificata, o ristrutturata, con il progetto rinascimentale dell’architetto Antonio da Ogliara, come ex-voto della cittadinanza scampata alla peste che negli anni precedenti aveva decimato la popolazione salernitana. Secondo la leggenda, nel seicento, sotto la Chiesa, furono seppelliti i cadaveri dei salernitani colpiti dalla peste, da cui il soprannome attribuito alla chiesa “morticelli”.
Nel 1615 presso la chiesa di S. Sebastiano, si insediò il Monte dei Morti, allorquando la Chiesa era già definita a pianta ottagonale e fortemente caratterizzata dalla presenza degli scheletri con falci, evidente allusione alla Morte, evidenti all’ingresso principale. Più volte rimaneggiata, decorata, restaurata, tra il ‘600 e il ‘900, la Chiesa del Monte dei Morti ha perduto notevoli elementi originari.
Fino all’alba degli anni ’80, la Chiesa era normalmente adibita al culto, concessa alla congrega di San Bernardino.
Poi il sisma, i danni alla sagrestia e l’inagibilità; nonostante questo, molti fedeli hanno continuato a frequentarla fino al 1986. Fu poi totalmente abbandonata e soggetta ad un ulteriore degrado causato dal peso dell’edificio costruito a fine Ottocento sopra la sagrestia. All’apertura, dopo un restauro durato quasi un decennio, è emerso come tutti gli elementi decorativi pittorici, dalle pale d’altare ai preziosi quadri del ‘600, fossero scomparsi e oggi non ancora trovati.
Richiusa per nuovi problemi statici, la Chiesa del Monte dei Morti, sconsacrata, è stata riaperta per l’ultima volta nel 2011 e rientra nei beni storici appartenenti al Comune di Salerno.

A Luglio 2018, abbiamo partecipato al bando del Ministero per i Beni e le Attività Culturali volto alla definizione di un Creative Living Lab in luoghi intesi come periferie urbane e/o sociali, beni in disuso che hanno dunque perso completamente la loro funzione originale.
L’operazione di rigenerazione urbana richiesta è basata sulla multidiscilplinarità, invitando a formare una rete di attori territoriali con cui strutturare il progetto, oltre che sulla sostenibilità, invitando a definire progetti sostenibili e ripetibili, costruiti cioè attraverso modelli replicabili in altri luoghi, in altri tempi.
SSMOLL ci è sembrato essere risposta idonea a quanto esposto nel bando, cogliendo l’occasione per definire modalità di approccio al tema e costruire una rete territoriale multidisciplinare che sposasse e sviluppasse la nostra idea di Creative Living Lab.

Hanno partecipato al bando in qualità
di proponenti:
il Comune di Salerno, il DiARC Federico II di Napoli, le associazioni Maldestra, Areté, Agritettura 2.0, L@s / ReCollocal, Teatri 35, Teatri Sospesi, Fondazione Menna, Artegrado;
di responsabile scientifico: prof.ssa arch. Maria Cerreta; Paola Scala
di professionisti esperti del settore di rigenerazione urbana: prof.ssa arch. Paola Scala, prof.ssa arch. M. Federica Palestino, arch. Maria Luna Nobile;
di architetti: M. Cerreta, P. Scala, M. Federica Palestino, M. L. Nobile;
di registi: F. Acampora;
di artisti: Collettivo DAMP;
di performer: Teatri 35, Artegrado:
di scrittori: S.Sentiro, D. Ferrari
di fotografi: G. Cipriano, P. Maisto;
di designer: M. Bencivenga, M. Nativo, B. Sigillo, R. Siani;
di psicologa: F. Procentese

SSMOLL /San Sebastiano del Monte dei Morti Living Lab/ intende attivare un processo di rigenerazione urbana collaborativa a Salerno, costruendo una rete di micro-progetti culturali, supportando la formazione di nuove comunità fondate sulla realizzazione cooperativa di azioni condivise e promuovendo processi di economia circolare che riconoscano i beni culturali in disuso/abbandono come gli “scarti” da reimpiegare per una rigenerazione culturale e creativa.
Attraverso progetti performativi, di gamification, e learning by doing, si individuano usi condivisi per un nuovo ruolo della chiesa in città, innescando la generazione di nuovi di valori  con il coinvolgimento attivo della comunità e delle reti culturali e sociali locali.
Per la prima volta in azioni progettuali di ri-definizione della città, il cittadino diventa non solo il fulcro delle operazioni, ma colui capace di indirizzarle verso necessità contemporanee e future.

Il progetto SSMOLL si articola in 3 fasi che reinterpretano il processo decisionale collaborativo e interattivo di un Living Lab: 1. Co-Explore; 2. Co-design/Co-evaluate; 3. Co-test.

1. Co-Explore: 0 – SSMOLL [In corso]
Fase di conoscenza e riappropriazione della chiesa attraverso microazioni on line/off line. Insieme ai cittadini di Salerno si esplora il ruolo che la chiesa ha avuto nella loro vita attraverso le memorie, le immagini, le storie e si identificano i possibili nuovi usi e utenti.
1.1 SSMOLLINE è la formazione di una piattaforma web, con l’ausilio di social network (facebook, Instagram), quale supporto conoscitivo e valutativo per la comunità e della comunità, che accompagna la realizzazione degli interventi e costituisce il repository dei diversi dati volontari raccolti (fotografie, storie, ricordi, ecc.), favorendo il coinvolgimento diretto dei cittadini che conoscono, producono conoscenza e partecipano all’esplorazione digitale, all’individuazione delle preferenze condivise e alle scelte di intervento.
Vedi Facebook e Instagram, oltre questo sito in costante aggiornamento.

1.2 SSMOLL BOMBING è una campagna di comunicazione interattiva on line mediante l’utilizzo dei social e off line con manifesti e flyer diffusi in modo capillare nei luoghi strategici della città, con un QR Code che rimanda alla piattaforma web; processi di gamification che stimolino i cittadini a rendere viva la Chiesa dei Morticelli ed a costruire una comunità attiva e consapevole.
Scopri i giochi cartacei che potrai trovare in città e la caccia al tesoro fotografica con premi.

1.3 SSMOLL PLAY è un calendario di eventi ludici/performativi nelle piazze principali della città, per il rafforzamento dei legami tra gli stakeholder, gli utenti e il team SSMOLL. “Open day” basati sull’incontro come forma di conoscenza e fiducia, in cui tutti avranno la possibilità di comprendere facendo, anzi, giocando, insieme.

1.4 SSMOLL S.T.O., sono le prime aperture temporanee della chiesa con performance a sorpresa per riappropriarsi dello spazio e produrre nuove visioni. Un numero limitato di persone alla volta potrà degustare pillole di differenti performance all’esterno e all’interno della chiesa; le giornate dedicate all’apertura temporanea della chiesa sono anche l’occasione per sviluppare confronti, dibattiti, libere espressioni di opinioni sui temi toccati, sui ricordi della chiesa e sull’interesse dei cittadini.

2. Co-design/Co-evaluate: SSMOLL [in programmazione]
Fase di co-progettazione e co-valutazione in cui, mediante un processo di apprendimento reciproco, si condividono le preferenze sui nuovi usi della chiesa, si progettano insieme le micro-azioni e si individuano le priorità nel breve e nel lungo periodo, considerando: cosa, quando, dove, come, con chi, per chi.

3. Co-test: SSMOLL-to-BIG
Fase di co-test in cui sperimentare alcune micro-azioni ritenute prioritarie in modo condiviso e in cui verificare l’efficacia delle collaborazioni attivate.
SSMOLL CREATIVE CANVAS, processo di identificazione di un modello di gestione creativa in cui gli stakeholder (ideatori, innovatori, ricercatori, e imprenditori) esplicitano le motivazioni delle preferenze e individuano una strategia win-win-win.