Come immagini il mondo dell’architettura dopo l’attuale crisi virale?

Se l’architettura è l’arte di formare spazi fruibili ai fini dei bisogni umani, l’attuale crisi rappresenta il contesto ideale per imporci di ripensare a questi ultimi. Svincolati dalle frenesie sociali e svuotati da un capitalismo esaurito, i bisogni che muovono la natura umana e il suo pretendere dalla città, emergono puri come pilotis per una pianta libera di azioni possibili. Andare al mare, correre nel parco, piantare un albero, stare insieme. Cos’altro realmente desideriamo fare ora che proprio non possiamo? E cosa invece abbiamo riscoperto di essenziale in questi giorni rete-dipendenti, cui non vorremmo più rinunciare?
Immaginiamo che l’architettura possa ripartire da qui, individuando un nuovo alfabeto di bisogni sinceri cui dare risposte concrete in organismi urbani complessi. Una rivoluzione democratica in cui le query (bisogni) dei cittadini definiscono le nuove geografie delle azioni e in cui le città, come un motore di ricerca performante e versatile, rispondono prontamente. Dai cinque fattori principali per il funzionamento degli algoritmi della ricerca web, si utilizzi l’“analisi delle parole” per comprendere a fondo il significato delle query poste; si mutui la “corrispondenza con la ricerca” nella corrispondenza con la realtà; si sostituisca il “ranking di pagine utili” con il ranking degli scenari preferibili; si implementi la “restituzione dei migliori risultati” con processi collaborativi; si adotti la “considerazione del contesto” personalizzando i risultati in base al luogo, alle query poste e all’ account, alla personalità cioè della comunità espressa. Si intraprenda dunque un’assunzione del sistema informatico al quale siamo oggi tutti ancorati, non solo come strumento, ma come modello per riconfigurare il motore delle nostre città: rapido, intuitivo, mnemonico, human-centered, glocal.

Se l’architetto era il capo-progetto di un edificio, immaginiamo possa diventare il programmatore del motore-città, il capo-processo delle evoluzioni urbane in cui l’architettura “contribuisce al pieno esercizio dei diritti civili” [S. Settis] tessendo spazi e tempi, junkspace e patrimoni culturali, campagne e abitazioni, persone e sentimenti, configurando il modello sociale della conurbazione 2.0. Immaginiamo l’architetto come un raffinato tessitore silenzioso, chiamato a ri-cucire le vibrazioni perdute dello stare insieme nei luoghi plurimi e naturalmente democratici, feriti da una crisi sociale, culturale, ambientale, ben più profonda dell’attuale virale.

Author
Ludovica La Rocca
architect & cultural strategist
PhD student in evaluation and urban planning
Co-founder: Blam

FABBRICARE FIDUCIA

“Siamo in tanti a credere che nulla sarà come prima, ma difficilmente sarà come vorremmo che fosse se non inizieremo a sognarlo, progettarlo e raccontarcelo” (Andrea Bartoli)

Fabbricare Fiducia è un progetto ideato da Farm Cultural Park allo scopo di intraprendere un percorso che possa facilitare la crescita culturale, il senso di appartenenza e la voglia di miglioramento delle nostre città promuovendo fiducia per la costruzione di un futuro migliore. Pensato nel 2013, Fabbricare Fiducia è oggi uno strumento di confronto tornato di grande attualità come conseguenza degli sconvolgimenti globali dovuti alla crisi virale innescata dal Covid-19.Questa sezione, curata da Francesco Lipari / OFL Architecture, si focalizzerà su una linea tematica che riguarda l’architettura raccogliendo i testi di architetti ai quali verrà posta una sola domanda:“Come immagini il mondo dell’architettura dopo l’attuale crisi virale?”

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